“Credo sia giusto, a proposito di Cosentino, parlare di arte senza aggettivi, anche se sono inevitabili le risonanze di fenomeni storici come Surrealismo, Simbolismo e Romanticismo. Nutrito di una cultura figurativa molto varia, ha fatto la sua scelta per maturare un concetto personale delle ragioni dell’esistenza da esprimere coi colori, in una misura e gusto di realismo stilizzato con abilità tecnica, che ottiene effetti speciali di evanescenze e di vastità spaziale in una ricerca di poesia sentimentale, lirica, romantica ed ecologica”. Così il pittore, il poeta, l’animatore culturale Piero Franceschetti traccia alcune linee sulle quali il critico Paolo Rizzi continua: “Cosentino ha un senso murale della materia pittorica ed usa un modo tattile di percepire il colore”.

Attraverso questo arriva a una sorta di effusione neoromantica del sentimento, potrei dire anche a una fuga verso l’utopia, verso la surrealtà, verso qualcosa che è al di là dei nostri stessi limiti. Egli esprime in ogni tela la ricerca platonica di accordare il reale con l’ideale. Solo così è possibile comprenderlo appieno nelle varie metamorfosi, quasi reincarnazioni dell’anima da una materia che si disintegra ad un’altra che si sta evolvendo. Il platonismo di Felice Cosentino esprime una immensa speranza, presente ovunque, al di là della stessa constatazione del fallimento del presente.

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